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Il Progetto
"Certe volte penso ai libri di storia che scriveranno in futuro, a quali immagini e quali storie influenzeranno il pensiero mondiale, la cultura, l'etica.
Persone, che non avendo vissuto il nostro tempo, leggeranno dei fatti drastici, riduttivi, privi di quel contesto e quelle sfumature che li hanno resi così folli e terribili
Un video reporter narra, attraverso le sue memorie e riflessioni il viaggio fatto
da 4 ragazzi in Kurdistan, per portare aiuti umanitari
ai profughi fuggiti dalla guerra in Syria; ognuno con una propria storia e un proprio punto di vista.
Alican: immigrato in Italia 10 anni fa, dopo una rocambolesca fuga dalla guerra nel territorio del Kurdistan in zona turca; Oggi gestisce una propria attività e si è costruito una bella famiglia nella città di Livorno. Nel 2011, in seguito allo scoppio della guerra civile in Siria, Ali ha impegnato anima e corpo per creare un' associazione umanitaria al fine di raccogliere donazioni per aiutare i profughi curdi in fuga dalle violenze. Dopo 10 anni tornerà in quelle terre che lo hanno visto crescere, per riabbracciare i suoi cari e portare sostegno a chi come lui è dovuto fuggire per salvarsi la vita.Martina e Massimiliano: avvocato internazionale lei, studioso di scienze politiche lui, sono interessati, oltre che ad un intervento umanitario internazionale che spinga alla eliminazione dell'embargo attuato sul Kurdistan in territoro siriano, all'esperimento politico e sociale messo in atto dai curdi nelle regioni del Rojava con la pubblicazione della “Carta sociale del Rojava”, che ha dato il via ad un' interessante rivoluzione politica, sociale e culturale.Giacomo: fotoreporter di professione; da 8 anni viaggia in Medioriente per il quale prova una profonda ammirazione e rispetto; attivo nel movimento di solidarietà al popolo curdo, decide di unirsi alla spedizione e documentare il viaggio.
Il gruppo viaggerà per molti chilometri, passando dalle inalterate montagne di Malatya , al sacro lago di Şanliurfa fino alle polverose strade di Suruç, scoprendo dagli sguardi e dalle parole delle persone incontrate lungo il cammino, il volto nascosto della guerra: quello vissuto da chi non ha più niente, da chi ha visto la morte in faccia e nonostante tutto ha ancora la forza di rimettersi in piedi e la generosità di accogliere uno straniero.Terminata la missione umanitaria il gruppo si divide; Ali, Martina e Massimo decidono di rientrare in Italia mentre Giacomo ed Enrico, il video reporter, rimangono ancora qualche giorno nella città di Suruç.
Là incontrano Sabah, una ragazza Curda che li accoglie nella sua famiglia e li parla di un fratello rimasto nella città di Kobane che non vede da mesi. Ascoltata questa e le altre storie dei profughi, i due ragazzi decidono di attraversare il confine per raccogliere testimonianze dirette di quei terribili giorni di guerra e per cercare di trovare il fratello di Sabah.
Vedranno così quel che rimane di Kobane, la città curda in territorio siriano che è riuscita a resistere all'avanzata dello Stato Islamico dove ancora sono fresche le cicatrici di quelle terribili battaglie che, grazie al sacrificio di centinaia uomini e donne curdi e curde, hanno portato a respingere gli invasori; infine riusciranno a trovare, Ibrahim, il fratello di Sabah e portare il suo messaggio alla sorella.
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